GOLF: CHIAVE DI SVILUPPO DELL'OFFERTA TURISTICA ITALIANA

Data : 22 Ott 2006

Il golf può portare l'Italia nel circuito del turismo di lusso? Come si sta sviluppando questo sport a livello internazionale e quali sono le eccellenze in Europa? Queste le domande che hanno trovato risposte al Forum “Il Golf: chiave di sviluppo dell'offerta turistica italiana”, organizzato ieri da TTG Italia, in collaborazione con Turisma  all'interno di TTG Incontri, la più importante fiera business to business del turismo in Italia.

Analisi di mercato, esame dei case history più interessanti in Italia e in Europa, esempi concreti hanno illustrato il segmento che più di ogni altro sta diventando occasione di rilancio e riposizionamento di destinazioni.
Come in altri ambiti, l'Italia insegue esperienze di successo di altri Paesi, ad esempio la Spagna, che con un numero di green pari a quello italiano ha fatto del golf una vera leva di rilancio turistico. 
“Come il golf può rilanciare il settore real estate? Quanto un campo da golf può aumentare il valore di una struttura?” Piergiorgio Mangialardi ha introdotto il forum segnalando i punti principali del golf in Italia. “In Italia l'offerta è ancora troppo artigianale – spiega Mangialardi -, anche se la richiesta internazionale è molto alta. Inoltre, meno di 20 hotel hanno campi da golf su 250 green privati e sono ancora pochi gli itinerari turistici”.
“I golfisti nel mondo sono attualmente 64 milioni – illustra Fulvio Golob, direttore di Golf e Turismo. Usa e Asia sono le realtà più interessanti con il 37,8 e il 14,3 per cento dei giocatori. Anche se in Italia negli ultimi 10 anni i giocatori sono aumentati dell'85 per cento, passando da 45mila a 82mila, la crescita non si avvicina al +164 per cento della Spagna e al +117 della Germania”.
Esplosiva invece la crescita dei campi di pratica nel nostro Paese aumentati del 400 per cento. Ma il numero più significativo sembra essere un altro: “Un'inchiesta tra i business executive ha fatto emergere che il 54 per cento del campione pensa al golf come sport d'affari e per il 37 per cento è un'occasione unica per colloquiare con imprenditori di Paesi diversi”. E molti Paesi europei hanno compreso il potenziale di questa risorsa. In Portogallo il governo ha scelto il golf come mezzo per riempire turisticamente le stagioni morte. La scelta della Spagna di portare a Valderrama una prova della Rider Cup ha fatto decollare la Spagna come destinazione per il golf. Lo stesso vale per l'Irlanda che ha ospitato nel 1999 la stessa manifestazione: da allora è percepita come una destinazione in cui i giocatori vorrebbero confrontarsi e ogni anno i proventi del turismo golfistico raggiungono i 142 milioni di euro. 
Oggi in Europa i green sono 6200 di cui l'80 per cento concentrato in soli 8 Paesi. 
Ma il golf non è solo business. “E' mezzo per il reengineering della destinazione – spiega Josep Ejarque -, che si può reinventare come la Costa del Sol che sta diventando Costa del Golf. 
Leggermente diverso per l'Algarve in Portogallo che con il golf ha vissuto un nuovo sviluppo e per la Turchia che ha costruito successivamente i green su esigenza del pubblico tedesco, primo riferimento per il turismo nazionale”.  Altra importante osservazione riguarda la comprensione approssimativa del mercato da parte di molti attori. “Bisogna sfatare le leggende metropolitane sui golfisti che spendono molto – avverte Ejarque -. La capacità di spesa è maggiore, ma spesso non trovano ciò che cercano e quindi la spesa non è più alta”. E stato llustrato poi il progetto Golf and more della Regione Friuli Venezia Giulia, che cerca di proporre plus, elementi differenziali in grado di far scegliere l'Italia.  E un'analisi della situazione al Sud è stata presentata da Luigi D'Angiolella, presidente del Golf Club di Castelvolturno, che ha portato l'esempio di un campo da 18 buche che ha riqualificato un'area degradata ed è  in grado di offrire a mezz'ora di auto patrimoni quali la reggia di Caserta e il sito di Pompei. “Questo progetto ha permesso di formare esperti del settore sul territorio, offrendo lavoro e portando d'inverno ogni settimana un charter di turisti svedesi”.
Importante anche capire le esigenze della domanda: “Per attrarre turismo non basta un campo ma serve creare un comprensorio con 3 o 4 green nel raggio di 20-30 km – spiega Gianni Martino, group coordinator di HTMS International. Perché il turista del golf è infedele al campo”.
Fabio Tonello, presidente Agire, porta invece come esempio riuscito di turismo golfistico l'Emilia Romagna, il lago di Garda e la zona delle terme a Padova. “Oggi in Italia resta il problema di parlare con le istituzioni – conclude Tonello- i progetti durano dieci anni e c'è il rischio di costruire cattedrali nel deserto”. Da qui la necessità di progettare i green all'interno di una visione turistica dell'area e in accordo con le indicazioni dei finanziatori.

 

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